giovedì, 12 novembre 2009

Somewhere between waking and sleeping.  white lies

Un momento di irripetibile vaghezza, di indecisione nebbiosa tra l'ozio e la solerzia. Vi lascio immaginare quale abbia la meglio. Ho perso interesse per la tecnologia e per internet dopo essermi accorta che la prepotenza degli Iphònne sul mercato ha creato l'esigenza di essere sempre in rete, come un bisogno primario. Io ho avuto solo tre telefonini: il primo l'ha trovato mio fratello sotto un cespuglio a Lignano, il secondo l'ho pagato 150 euro ed è durato 5 anni, il terzo me l'ha dato ancora mio fratello perché nel frattempo ne aveva trovato uno in un bar che si è sostituito a quello che sarebbe diventato mio. Dovrei forse preoccuparmi dei traffici telefonici di Mauro? Non credo, c'è ben altro di cui occuparsi, l'altro giorno, per esempio, mentre insultavo un precario della mia nuova compagnia telefonica, sono entrate due ragazze color aragosta che chiedevano se ci fosse ancora l'offerta che prevedeva il telefono più la chiavetta rosa di Hello Kitty. Le ragazze non erano molto più giovani di me, sicuramente più abbronzate, quel pomeriggio mi sono accorta del significato de l'altro, sempre accanto a noi, sempre invisibile fino all'impatto. Ho smesso di chiedermi cosa pensi la gente, soprattutto quando ho preso coscienza della facilità con cui il popolo si convince dei prodotti, prendiamo l'Amuchina da viaggio, che ha l'odore del disinfettante per pavimenti dell'ospedale. Tutti a spalmarsi l'unguento convincendosi di aver eliminato i batteri e guardando male il vicinato per non aver preso la stessa abitudine, eppure a me piace avere il mio odore personale e non quello di una sala operatoria, mi piace spendere i soldi per facezie ma non di certo per la prevenzione perversa e mondana. Crescono le distanze, tutte le grandi teorie hanno un corrispettivo reale, come domenica, al concerto dei Massive Attack, i trevisani presenti hanno espresso senza sfumature il loro concetto di localismo, loro erano arrivati prima, loro era quel metro quadrato di par terre che avevano conquistato. Le tacite regole del concerto, cioè che c'è posto per tutti, venivano puntualmente disattese con gomitate e minatorie: vergonzia regia, che, per chi non lo sapesse, è un termine in codice che io e le amiche usiamo per indicare il massimo della vergogna, ossia quando ci si imbarazza per gli altri. Ho provato lo sconcerto della vergonzia regia anche ieri, quando Rutelli ha svelato il nome del suo nuovo movimento politico: Alleanza per l'Italia. Mi fa anche tenerezza Rutelli, che toglie il velo sul nuovo simbolo di dimensioni microscopiche, mal fatto e che porta in seno il ridicolo, cioè la parola chiave di un altro partito e lo slogan di una compagnia petrolifera: con Api si vola. Io proporrei come leader Guzzanti che imita Rutelli che almeno fa una figura più credibile dell'originale. Quale soluzione a questo miasma antibatterico? I classici, che come disse Calvino, “persistono come rumore di fondo anche là dove l'attualità più incompatibile fa da padrona”. E così ho ricostruito un rapporto con L'Idiota, che è sul comodino da luglio e che per mesi ho cordialmente ignorato, mi sono persino vergognata di lui quando me lo portavo appresso per spiagge e treni, ma, sarà il periodo, ora trovo scorrevole pure quello. Non vedo un film da mesi e quelli che ho visto me li sono dimenticata, i miei pensieri seguono ormai un iter a scomparti, tra l'ieri e l'oggi senza disturbarsi a pensare al domani: un cassetto che devo ancora liberare dalle cianfrusaglie. Mentre i miei, ad una settimana esatta dalla laurea, si prodigano per sistemarmi qua e là, io giro per i centri commerciali della regione cercando di piazzare il mio curriculum per un impiego natalizio, va bene anche come renna. Ma il cemento dei non-luoghi sono solo un posto per riciclare i soldi e murare i vivi, le scale mobili portano verso negozi sintetici e bar specializzati in caffè ricchi di qualsiasi ingrediente tranne il caffè: “Prova Arabello: mascarpone, panna, datteri, un pizzico di cannella e un chicco di caffè”. Sarà che farà parte dell'alternativismo fare gli esterofili, accusare la nazione di bighellonare tra i cavilli, ma la nota sensazione di Don't belong si fa sempre più vivida e spigolosa, non è decadentismo è solo limbo, un posto che mi sono sempre immaginata come una palude in penombra al profumo di timo, in cui non succede nulla, non si incontra nessuno e si dorme sott'acqua.

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martedì, 20 ottobre 2009

Il burloneSecondo chi vorrà


Il gelo del distacco dev'essere una specie di assaggio di morte. Per questo, credo, si dice che morir non porta pena. Era stupido illudersi che questa luna di settembre sarebbe stata tiepida ad oltranza con i giorni del calendario che continuavano ad annunciare magagne invernali. Sprovvisti di pessimismo e con indosso le nostre sciarpette non belligeranti, continuavamo a girare tra la verzura ritardando l'effetto-estate. E' bastata una ventata più inclemente per farci luccicare gli occhi: lo scotto da pagare per aver pensato di essere invulnerabili. Però l'odore del termosifone acceso è, insieme al thermos di tè allo stadio, una delle certezze che suggeriscono un certo conforto nella sconfinata durata dell'inverno. E i tramonti migliori, come si sa.

Una volta recuperata la socialità post-consegna signorina T., ho conosciuto e re-incontrato diversi giovani:

Il celiaco Denis, che ha accolto me e Lara nella sua città, ci ha offerto da bere per ore e poi ci ha abbandonato senza una spiegazione per continuare a sbronzarsi con i suoi amici. Sgamatolo, non ha mostrato alcun imbarazzo, ci ha solo chiesto se nel frattempo avevamo cenato.

Un certo M. che mi ha parlato della sua adolescenza a Pordenone, dove andava a scuola ma andava soprattutto a sbronzarsi. Perdendo sistematicamente la corriera, perché appunto poco reattivo, trascorreva le notti invernali nel vano caldaia di una scuola, sistemandosi tra i cartoni. Dice che c'era un caldo compatto e avvolgente che adesso se lo sogna. Un brutto giorno però, è arrivato il custode baffi bianchi e camice verdognolo, lo ha costretto ad andarsene e ha lucchettato la faccenda per sempre mettendo fine ad un'adolescenza segreta e teporosa.

Un amico di amico che da bambino, per ragioni non specificate, si è trovato come presenza totalmente indesiderata un cucciolo di cane per casa. Dopo vari tentativi per cacciare il randagio, tipo una strada di biscotti “da qui a lontano”, il cane è stato investito da una macchina perché il padrone-non-per-scelta lo stava cacciando con una scopa. Lo spirito del defunto homeless si è manifestato nella penombra della sera sotto forma di cane gigante, all'erta, mastodontico, nei pressi del caco di casa. Lo shock non è servito a migliorare i suoi rapporti con i cani, anzi, è stata una punizione esagerata quella della visione. I commenti animalisti non occorrono, ognuno mediti sui propri comportamenti nei confronti di cimici e zanzare. Fra l'altro, non c'è alcuna soddisfazione ad occuparsi della morte di una cimice, appena si appoggia stordita dopo quei voli rumorosi e senza senso, non c'è nessuna variabile che possa impedire di acchiapparla con un fazzoletto e farle fare un giro nello sciacquone. Brutte, inutili, puzzolenti e senza neanche l'istinto di sopravvivenza, peculiarità propria persino di un microbo, credo. Dicono siano state importate dall'America per poi venderne l'antidoto. La situazione dev'essere senz'altro sfuggita di mano, e fin che sono cimici, amici yankee, si può anche sopportare, ma a questo punto sarebbe il caso di limitare certe iniziative, visto i risultati.

Il ritorno di U., lucido, reattivo, senza capelli né melanina e vestito di viola il giorno della sua laurea medica. Caustico, superbo, sicurissimo di sé, declinò il mio invito alla laurea perché, disse, non sarebbe mai venuto a Padova “per una cazzo di triennale”. Gli dissi che mi sarei laureata alla specialistica prima di lui, per poco, ma mi sono sbagliata. Però è stato bello ritrovare antiche amicizie, quelle nate in corriera quando si andava al liceo e basate su un amore-odio che ripudia ogni formalismo. Ma c'è formalismo e formalismo, c'è anche chi, nonostante titoli di studio e giri del mondo, non è ancora in grado di esprimersi senza usare bestemmievoli diciture montanare e forse la dialettica farà la differenza il giorno del giudizio. Sebbene, come lessi da qualche parte: “il giorno della fine non ti servirà l'inglese”.

E, per concludere, lo sballo della droga che rientra nel piano-noia, ho saputo di igiovani-deboscio che si servono di un aspirabriciole per accendere i cillum.

Dopo lo svuotamento provocato dalla tesi, mi sono concessa, come dicevo, un ormeggio ad una vita sociale centellinata e un po' intorpidita; si è chiusa la stagione al canneto una volta abbassatasi la temperatura e una volta mietuto il grano che fungeva da separé dal resto del mondo. Certe novità hanno suonato alla porta e altre mi hanno gentilmente obbligato a cambiare operatore telefonico, per cui chiunque mi abbia cercato nell'ultima settimana trovando all'altro capo la signorina Tim, o mi abbia intimamente insultato perché non ho riposto ai messaggi è perché non li ho ricevuti, tutto dovrebbe tornare allo status quo al più presto, si spera.

Volevo dire al signor Ezio Mauro, che di certo avrà provato ripetutamente a contattarmi, che non avrei comunque risposto; nonostante la mia fedeltà a Repubblica non condivido affatto le linee editoriali degli ultimi tempi: meno fuffa e più statura intellettuale, alziamo il livello giornalistico, non posso credere che si sia finito per parlare di calzini turchese e di dettagli intimi poco eleganti, si ringrazia per la campagna diffamatoria contro Silvio certo, però non con gli stessi stratagemmi di Libbbbero. Suvvia. Su Libbbbero persino il caricaturista è scadente, non ha mano né estro ma forse due cognomi. E non diamo troppo peso a quello che dice Brachino, sappiamo tutti che è lì per sbaglio, che la sua vocazione è fare la lavandaia.

Compiti per casa: rivedere il concetto di genio, parola vituperata, e svecchiare la giuria del nobel per la pace, in evidente demenza senile. Ne parleremo, un giorno di marzo. 





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categorie: gioventù sonica
martedì, 22 settembre 2009


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Ridi pagliaccio.


Per garantire la privacy del paziente, la dottoressa ha ovviato al problema delle indiscrete pareti di cartongesso, piazzando una bella Tv unicolor (verdino) cosicché tra studio e sala d'aspetto ci sia un divisorio sonoro che risponde al nome di Lamberto Sposini. Lamberto Sposini, ho scoperto mentre aspettavo il mio turno, passa il pomeriggio ad annunciare senza simulare alcun entusiasmo ospiti illustri come Carmen Russo o Massimo Giletti. Tali celebrità, grazie alla loro assodata esperienza nel campo del nulla, vengono chiamate perchè rappresentano “il punto di vista vip” contrapposto alla vox populi invitata in studio o immortalata in indimenticabili servizi in diretta dentro cucine esageratamente kitsch o esageratamente disadorne. Dopo aver raccontato “l'incredibile storia di Annaaaaaaaa, mamma a 14 anni e nonna a 32!Evvivaaaaaa” mi sono detta che nonostante il volume della televisione avrei potuto concentrarmi in qualcosa di meglio, tipo una lettura da sala d'attesa. Cercando un giornale recente, mi sono poi arresa a leggere un giornale a caso poiché, ho scoperto, i giornali da sala d'attesa propongono servizi su gente di cui ignoro completamente l'esistenza.Uno sconosciuto vale l'altro, come quelli che incontri in treno. Le scelte editoriali di Cronaca Vera, per esempio, rispondono ad una logica a metà strada tra il cattivo gusto e il cinico, perciò esilarante. Da quando poi mi hanno detto che la redazione è composta da solo due giornalisti, il dovere di sostenere questo tipo di giornale mi pare obbligato. In quale altro giornale si può ottenere tanto reale divertimento -vero, per l'appunto-? In quale altro giornale puoi trovare tanta attualità popolare? Chi altro pubblicherebbe foto di sexy tardone, annunci d'amore dal carcere, pubblicità di preservativi imbottiti subito dopo aver parlato di incesti nella stessa pagina in cui si fa l'identikit del ladro di meloni di Cinisello Balsamo? Non c'è un giornale altrettanto divertente, mi sono sempre detta. Poi mi sono soffermata ad analizzare attentamente un giornale da sala d'aspetto. Uno di solito non ci fa caso, perchè la distribuzione dei titoli è talmente disordinata e chiassosa che il loro contenuto passa in secondo piano. Dunque, da in alto a sinistra: “Federico Moccia risponde alle vostre lettere” “Paolo Brosio: la Madonna mi ha salvato da Satana” “Novità Berlusconi-Noemi” “Emorroidi: come farle scomparire” Titolone: Cristian Gallella, il tronista di uomini e donne più bello dell'anno: MARIA, PERDONAMI! “Marcello (?): sono conte.” Il tutto corredato da un bel repertorio fotografico rintoccato color maròn. All'interno si scopre che Marcello è un personaggio qualsiasi di un'edizione qualsiasi del Grande Fratello, e fra i punti focali dell'intervista a Cristian Gallella, scritto in  rosso in parte alla foto color cammello: “Ogni giorno vado in palestra e frequento un centro estetico per depilarmi”. Ho cercato ansiosamente altre fonti di ilarità [“...ed ora la storia di Chiaraaaaaaa, due gemelli a 54 anni”] ma sono stata vinta dalla sindrome del pagliaccio, da dove proviene la risata proviene anche una sconfinata tristezza. Mi sono salvata dal malanimo parlando con una vecchia e pensando all'estetica del crepuscolo usando la vecchia come cavia.Se avessi avuto Cronaca vera!

Domenica in città c'era il torneo di pallavolo per paraplegici. A onorare la cerimonia di premiazione erano stati invitati il sosia di Vasco Rossi e il sosia di Umberto Smaila. Il primo, da lontano, poteva anche starci, ovvero era un patetico cinquantenne coi capelli onti. Il secondo era solo un uomo coi baffi. Mi immagino un servizio di un giornale da sala d'aspetto: “Parla l'uomo che assomiglia a Umberto Smaila: essere simile ad un personaggio famosissimo mi ha rovinato la vita"  "non ho più famiglia né amici”, “Rivelazione: Ho deciso, mi taglio i baffi per essere me stesso!”, “Ascoltateci!Non siamo solo facce!”

Anche se la mia mia clausura sta terminando, ogni volta che vengo meno ai miei propositi di ignorare la Tv, mi incazzo. A casa alzo la voce imponendo il buon gusto dell'antiretorica davanti alle immagini dei “nostri eroi”. Quanti civili muoiono in guerra senza “l'onore” del vessillo? Quanto poco occupano lo schermo i morti dentro i silos, o giù dai tetti, o tritati, risucchiati, bruciati, schiacciati, impigliati, incastrati, per 1200 euro al mese? Ogni morto ha il suo valore, e ogni disgrazia è un ottimo pretesto per parlare d'altro, più di quanto si faccia già. Che ci fosse ancora la guerra in Afganistan, ammettiamolo, si erano scordati di ricordarlo ogni santo giorno prima che succedesse il fattaccio. Il punto è che queste riflessioni mi paiono solo discorsi da bar. Poi al bar, dopo la vicenda della pordenonese sgozzata,  un vecchio pontifica leggendo il giornale: “Ma con tutta quella brutta gente che c'è in giro, proprio una bella ragazza doveva sgozzare?” Chiosando con un eloquente e multireligioso: dioquelcane, che forse sintetizza alla perfezione quello che intendeva dire tra le righe. E forse quello che volevo dire anch'io.

Quest'oggi in playlist repertorio italiano: Pena de l'alma-Vinicio Capossela, La lotta armata al bar-Le luci della centrale elettrica. E' dura essere Silvan- Afterhours e tutto Verba Manet di Frankie Hi NRG.

 

P.s: questo è un omaggio al dottor A. Giardino, intellettuale scomodo in esilio, che si strugge per ciò che ha lasciato in patria:Il circolare dei canottieri

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giovedì, 17 settembre 2009

Senza consistenza, diafano Postcards from Italy (Beirut)

Che la democratica performance del Messia a Morta a Morta abbia avuto più o meno lo stesso share di Selvaggi su rete quattro, mi pare abbastanza comunicativo. Mi prometto di non guardare più la Tv, a meno che io non venga assunta da Blob e debba passare pomeriggi a guadare Buona domenica (che ora forse si chiama Che domenica!) in attesa che una tetta sgusci fuori da un reggiseno. Questa poltiglia di riflettori e refettori, la televisione, è strutturata per propinarci, per esempio, la ricetta più veloce del veloce uovo alla coque, Fufi che torna a casa dopo tre anni e tragedie private che hanno lo scopo di farci sentire fortunati e quindi non autorizzati alle lamentele. Quando ci si addormenta davanti alla tele il sonno si adegua al ronzio, mi pare altamente metaforico che ci si svegli solo quando qualcuno spegne l'aggeggio. La televisione appena prima di andare a letto compromette il sonno perché l'affollamento di immagini e suoni è difficilmente smaltibile dal cervello. Come i rifiuti pericolosi nell'ambiente. Ci vorrebbe una mafia che intaschi i canoni e investa in cannoni. Come possono coesistere, a livello intellettivo, donne senza veli in tutti i canali e donne col velo per le strade? Quando farà effetto la flebo dell'evoluzionismo? Quando ci adatteremo alle nuove dinamiche della società e interpreteremo finalmente tutto quello che ci piace tanto chiamare diverso? Questa estate in paese è stata una rivelazione, i bambini hanno ripopolato le strade con palloni e biciclette, bimbi un po' neri, un po' bianchi e un po' marroni. Che stia forse qui il segreto? Non farsi intaccare dalla crosta degli altri che pensano per noi? L'utopia potrebbe cominciare con Nicoletta Orsomando che si intromette negli studi virtuali delle attuali annunciatrici e dice “Non c'è un cazzo stasera! Andate a bugare dal vicino!” o “Chiudi questa merda che hai il libro fermo da due mesi” o “Prendi a braccetto tua moglie e conducila nella giostra del piacere” ecc... Leggevo che Trieste-Barcellona e Trieste-Istanbul hanno gli stessi chilometri di distanza, la distanza mentale è ovviamente il doppio. Ho voglia di accorciare queste distanze imposte e acquisite, ho voglia di protestare e non conosco altro modo per farlo se non esprimendomi, senza pretendere, ovviamente, alcuna autorevolezza. Ma invece di solidarizzare l'un l'altro condividendo i nostri “rebaltoni” di stomaco, c'è gente che si concentra su cazzate inimmaginabili, ultimamente per esempio va di moda sbattezzarsi, basta un click. Ora, uno può esprimere il proprio agnosticismo, ateismo, laicismo ecc come ritiene opportuno, ma il vero gesto rivoluzionario secondo me è proprio non riconoscere la Chiesa come istituzione. Sbattezzarsi o togliersi dalla Chiesa vuol dire dare un'importanza esagerata ad una cosa che potrebbe tranquillamente non esistere. Non ha alcun significato disconoscere un passato talmente incosciente (quello dei sacramenti, mica si credeva veramente a dio!dio chi? dio come?) in cui abbiamo agito più per seguire un iter costituito che per volontà. Che senso ha rinnegare quel passato indotto? Sarebbe come rinnegare una cotta adolescenziale solo perché il destinatario dell'interesse che fu ora è uno stronzo pelato e grassoccio. Il mio suggerimento è usare meglio il tempo e seguire i suggerimenti di Nicoletta Orsomando, non smettiamo di pensare, per favore, per favore!
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domenica, 13 settembre 2009

                                                  

 

Un bosco di perchèSe ogni scelta è una rinuncia, non ho scelta: rinuncio al sonno.

La regola del secondo quadrimestre (DSQ), prevede l'assenza di qualsiasi applicazione o interesse nello studio da settembre a gennaio, se il primo quadrimestre si annulla con febbraio, non ha senso sforzarsi per una pagella il cui esito, lieto o avverso, è destinato ad annullarsi. Tutti gli studenti lo fanno ma nessuno ha brevettato una regola, quindi il merito della scoperta va all'amico Davide S., già autore delle massime: “Il furgone è essenziale per il concetto di festa” e “the end è sempre dietro l'angolo”. Una volta confermata la veridicità della regola è difficile non adottarla per sempre. Si trova sempre un secondo quadrimestre verso cui indirizzare le nostre inadempienze, per cui se ora ho assunto l'aspetto di un personaggio-tipo di Tim Burton è perchè ho procrastinato la signorina T. (non voglio neanche più sentirla nominare) ai pochissimi giorni utili per concluderla. Per cui sarei felicissima se piovesse tanto per tanti giorni. Senza trovarsi ad Amsterdam, ma nella ormai notissima postazione-cifosi. Questo impiego, in compenso, concede una sorta d'immunità per cui si è esonerati dal compiere qualsivoglia atto di generosità o lavoro domestico, non è richiesta alcuna dimostrazione di entusiasmo o interesse verso qualcosa o qualcuno. Tu sei stato svuotato. Ora è chiaro che un sostenitore della regola D.S.Q. va di fretta, è ovvio che deve sforzarsi tantissimo per mettere in pratica la pedanteria dei precisini e delle precisioni e se, su richiesta caldamente consigliata, ha trascorso due ore a trasformare le note da corsivo a maiuscolo scopre che invece erano da trasformarsi in “maiuscoletto”, l'idea che ci sia una fine (perchè deve esserci), è l'unica consolazione che ci permette di continuare ad aver fede nella regola DSQ.

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lunedì, 07 settembre 2009

Tienes fuego?

"L'estate sta finendo" "No guarda, che palle! lo sai che non mi va."

Il tabaccaio è uno di quei lavori in cui essere simpatico non è un giovamento, ma un obbligo che determina il guadagno. Per pochi esercizi commerciali si dice “uno vale l'altro”, i valori bollati e le cicche sono beni il cui consulto con il negoziante è assolutamente ininfluente. Se abitassi in città sceglierei il tabaccaio più vicino anche se fosse un compagno di merende con la bombola dell'ossigeno appresso, una macchina parlante al posto delle corde vocali e il suo grazie meccanico mi arrivasse solo dopo essere uscita dal negozio. Ma visto che sono confinata alla mia realtà paesana, le mie camellightdadieci, se le compro in centro, posso prenderle principalmente in tre posti. I tabaccai di Spilimbergo appartengono alle seguenti categorie: i cortesi, ma anonimi; gli esageratamente cortesi, quindi irritanti (altrimenti detti famiglia Flanders) e Tony. Tony indossa spesso una camicia a quadri e ha gli occhiali appoggiati sul naso, come gli autentici bottegai. Non sorride falso sbavosandoti con il suo garbo professionale, mugugna secco il suo “buondì” e ogni volta cambia sketch. Per esempio:

Buongiorno, Camellightdadieci” “Mmh, bell'idea!” ;

Salve,Camellightdadieci” “Le hai viste eh!” ;

Camellightdadieci, grazie” “un camellino tranquillo? Eccolo”.

Nei momenti migliori: “Ciao, hai smoking black?” “Io sì, tu?”

Col mal di gola: “Camel one” “uno?”.

Nella sua bottega mal illuminata ha ancora esposte le toppe degli East 17, sinonimo che gli sono arrivate e senza troppe domande le ha tenute, senza chiedersi in tutti questi anni come mai non le abbia ancora vendute e senza nemmeno preoccuparsi di sbarazzarsene. Una volta l'ho sentito dire ad una neo-sposina: “Tuo marito ha messo su pancia, ai miei tempi era il contrario”. L'ironia dei vecchi ha un non so che di cavalleresco, in ogni epoca l'ironia è un dono, ma nel secolo decimo decimo pare che il cinismo sia necessario per scatenare l'ilarità. Mio nonno per esempio, ci ha deliziato a pranzo dicendoci che è incredibile come una volta i figli nascessero tutti prematuri, la caso più diffuso era il settimino sette mesi dopo il matrimonio. “E' bello che esista gente così”, mi disse Lara alla performance live delle ebony bones www.youtube.com/watch.Giusto l'estate scorsa in metropolitana a Bruxelles mi si faceva notare come tutti avessero il muso (“Regard, ils font tous la gueule”), forse essere sempre tignosi è uno stile di vita. E un lavoro: il bibliotecario.

Cose che ho notato negli ultimi tempi e che non c'entrano con il pezzo sopra ma che vi sorbirete comunque: quando mia madre è in vacanza nel secchio dell'umido ci sono esclusivamente fondi di caffè. E' un'immagine decadente dei limiti del maschio. Mi chiedevo se tutte le donne che vanno nei cessi pubblici scelgano la toilette più lontana dall'ingresso pensando, furbamente, che tutte le altre per comodità scelgano la più vicina. Io vado sempre nell'ultima, ma non ditemelo, e  non copiatemi. E' un'immagine decandente del mio invecchiamento che vira verso l'ossessione per la pulizia. Eppure è un periodo in cui sto serenamente bene con le mie magagne, un periodo del nulla che si potrebbe facilmente riempire con: “impara la mossa per rompere un collo”, o “costruisci soprammobili inutili in pasta di sale” o “finisci sta cazzo di tesi e servi il mondo con la tua conoscenza non senza saggezza e senso del sacro”. Però sta arrivando l'inverno, anche Silvio si sta sbarazzando delle sue magagne estive serenamente impomatato con l'amico Emilio, poi però non ci sono più scuse, non possiamo perseverare nella negligenza indotta pur di non occuparci della nostra sacrosanta indignazione. Firmerò l'efficacissima petizione di Repubblica solo dopo che avrà firmato anche Sid Vicious.

Canzoni della settimana: Great DJ- The ting tings; Ankle injuries-Fujiya & Miyag; Expectations- Belle e sebastien e Good song-Blur (o "cercasi Serry disperatamente")

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martedì, 01 settembre 2009

eternal_exercise_GlennzTuttifrutti

Alla reception di un campeggio salentino, la signorina impiegata fu elettrizzata dalla possibilità di conoscere due ragazze friulane. Ci disse che “Udine è bellissima, c'è il centro commerciale più grande d'Italia, come si chiama?” Le due friulane, vergognanti:“Città Fiera” “Siiii, mi dispiace solo non essere riuscita a vederlo tutto, non ce l'ho fatta proprio.”

Sabato scorso in Friuli era già ottobre: pioggia, bora e castagneti. L'ingresso precoce nella stagione delle foglie morte non ha impedito che si organizzasse una gita incluso espatrio in Slovenia. Nel pomeriggio, rally in Cividale, le groupies hanno sfidato la pioggia a bordo pista con il loro cartello “De Giussi-Menotti, correte leprotti”. E' incredibile l'abnegazione della donna-navigatore. Morosa o moglie, la donna si adatta alle idee malsane del compagno prestandosi con amorevole carità d'animo. Il nostro accompagnatore, nonché pilota della pandola (macchina designata per la gita), ci ha a grandi linee parlato dei costi di questo sport. Si spera che almeno rombino a letto questi piloti, perché imparare a controllare la nausea leggendo in macchina a duecento all'ora (e non leggendo Vanity fair ma “30 gradi 6 a destra”, per dire...)equivale ad una grande prova d'amore.

I paesi che confinano con la Slovenia, anche i più piccoli, hanno tutti una stazione dei carabinieri che ti ricordano di essere nei luoghi dei confini. Il trapasso dei tempi pre-europeisi ha lasciato in arida eredità i seguenti segnali estemporanei: gabbiotti della dogana deserti, sbarre sollevate, bandiere con le stelline, bordello a cento metri dall'ex frontiera, casinò poco dopo e il merkator di stecche di sigarette. Sebbene le montagne siano le stesse, sei ospite in un altro paese. La lingua è consonantica e piena di “k”, i pannelli stradali hanno altri colori e si mangiano salse dagli ingredienti imprecisati (aglio indubbio). Pochi chilometri a ritroso e tutto torna come prima, le certezze di casa con talune eccezioni: Natibongo (originale festival di didgeridoo con basi elettroniche) era pieno di fricchettoni senza canne appresso. Abbiamo risolto il dilemma “gli altri, come si divertono?” la risposta è: col fumo passivo. Ho trascorso la domenica precompleanno ciondolando nullafecente per casa, collegandomi talvolta in streaming per le ultime puntate di weeds. Trama: un'avvenente giovane vedova vuole mantenere il suo status sociale californiano senza lavorare. Si mette a spacciare impacciatamente erba e, scopando un uomo diverso a puntata (un poliziotto della digos-caucasico-, lo spacciatore ispanico-meticcio-, il manager cattolico-irlandese-, il coltivatore diretto-nero-), arriva al vertice della piramide innamorandosi del sindaco corrotto di una cittadina messicana. Morale: se sei figa ti va sempre bene. Le stagioni del telefilm vanno pastrocciandosi come tutte le serie oltreoceano, sarebbe meglio che gli sceneggiatori americani si concentrassero sui lungometraggi o sulle serie le cui puntate non siano collegate tra loro.

Ieri ho compiuto 'sto famoso quarto di secolo; ci si deve sempre confrontare con misure più grandi per dare importanza ai nostri traguardi senza merito. Premio al miglior messaggio di auguri a Giardino from Madrid “Sul Pais di oggi intervista a tutta pagina per Nichi Vendola...quale pagina?Ovviamente l'ultima, quella che non legge nessuno e fa schifo pure al canarino che ci deve scagazzare nella gabbietta. Così, mentre riflettevo se poteva esserci qualcosa di più scandaloso e ridicolo di questo, mi è venuto in mente: ah sì, il compleanno di quella là...perciò cara Virginia Woolf, dalla terra iberica ti mando la più cordiale pacca sulle spalle con occhiolino incluso. Uguri!” Però il vincitore è ex aequo con Joy, che si è ricordato senza il contributo del signor splinder e mi ha fatto ridere di gusto: “Quattro pomi, diverse arance, due meloni, parecchie banane, molta insalata, una pacca di porri, ma soprattutto tante angurie. Buon punkleanno”. Chi ha telefonato un punto in più, le gravi dimenticanze si commentano da sole, tutti gli altri grazie, ieri ero sbronza come da copione e ho scoperto da un giovane studente milanese come si fa a guidare in città senza navigatore: “Basta seguire la macchina davanti”

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categorie: de brevitate vitae
mercoledì, 26 agosto 2009

Action man con paracadute    Cri

Nella vita di un blogger prima o poi arriva questo post.

Se le mie competenze informatiche non fossero esageratamente tardive, avrei scoperto ben prima le mille risorse del bottone che vedete in alto a destra. Nonostante i puntuali suggerimenti dell'amico Joy,  è stata come sempre la casualità a risultare più incisiva di qualsiasi altra scelta consapevole.
Mi sono addormentata col sorriso dopo aver visto le chiavi d'accesso con cui il visitatore è arrivato alle mie pagine. A parte gli intuibili "valentina avoledo", le ricerche sulla poesia del Montale che dà il nome al blog e varie questioni sui girasoli (fra cui un "portami quel girasole impazzito"), mi sono imbattuta nelle curiose richieste dei navigatori. Uno si chiede come passa il tempo la gente: confermato l'utilizzo preponderante di internet per sollazzi pornografici. Ben in sette sono arrivati al sito dopo aver digitato "sodomizzata", con le varianti "video di sodomizzazione", "sodomizzata per ore" e "donna sodomizzata"; mi ha fatto piegare dal ridere quello che ha cercato "pene impazzito", non meno che "apri bene", "grosse tette acerbe", "puttanelle perizonamate", "bocche vogliose", "pompino rosolina" la richiesta "portami escort", l'ambiguo "segretaria indaffarata", il locale "spilimbergo ragazza pompini" pratico quello di "fighette pronte all'uso", e delusi quelli di "è riuscito a portarmi a letto" e "sesso svuotante". Due cercavano un "action man con paracadute", di un'età indefinita quello che ha digitato "vroaaammm", uno era curioso di vedere "brian molko ingrassato", più tecnico quello che voleva sapere "come sbilanciare il contatore", disdicevole quello che ha digitato "lavori per minori per fare soldi", probabilmente malato quello che aveva bisogno di "cuscini per coccige" e quello di "piede infezione in mezzo le dita", freddoloso quello di "senza copertina culo",in partenza quello che voleva sapere come  "drogarsi a rotterdam", e in quaresima quello che chiedeva se "il girasole si fuma?" Poi ci sono quelli in estasi mistica: "come il girasole con il sole, teniamo lo sguardo su gesù", i nostri amici a quattro zampe: "tutine per cagnette sterilizzate", il più diabolico "barbie cattive" e quello che voleva un cognato in famiglia "fratello di ken barbie". Non mi è chiaro come si sia arrivati qui digitando senza errori "www.tuttozoccola.com", ma la privacy non può essere compromessa oltre. Non temete, non è indicato da dove provengano le ricerche dalle specifiche chiavi d'accesso, o per lo meno devo ancora scoprirlo.
postato da: valentinavoledo alle ore 09:28 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: warning, amenità
martedì, 25 agosto 2009

E la chiamano estate

Alba

I tre giorni trascorsi alla Giannella, sull'Argentario, sono stati come la convalescenza dopo un lungo febbrone. La fortuna di conoscere certe persone arriva indipendentemente dalla fortuna personale, ma se questa fortuna è condivisa con la naturalezza di chi, pur amando “le cose”, preferisce le persone, si può con incoscienza progettare un futuro comunitario ben installati in una specie di Bloomsbury Group la cui sede sarebbe, per l'appunto, la tenuta toscana in cui sono stata ospite. Le case al mare hanno quel sapore di penombra e rena dove impari a tentoni a vagarci la notte: le finestre spalancate, fuori è buio pesto, solo i flutti del mare ti ricordano dove ti sei svegliato, mitigando il terrore dell'ignoto che precede l'attimo prima del risveglio consapevole, subito dopo aver aperto gli occhi nel letto sconosciuto. Uno dei ricordi più vividi della vacanza: la luce del giorno e l'attesa che si sveglino tutti per fare insieme colazione, prendere colore e andare incontro ad una giornata il cui massimo impegno è costituito dalla caccia alle api che insidiano gli stuzzichi degli aperitivi. La convivenza con altre tre persone autorizza pian piano a passare dall'educata formalità alla sentita necessità delle presenze al completo per non compromettere l'intero, quell'intero, di solito dentro un'automobile, il cui scopo è portare il culo in posti scomodi e paradisiaci: Salento, sole mare e viento.

Credo sia stata l'ultima vacanza senza pensieri, sebbene la tesi lasciata a decantare dentro il computer non si sia autoalimentata. Ma sono partita con la registrazione delle lezioni del maestro Rumiz, ingobbito dal mal di schiena e ghiotto di spritz bianco senza ghiaccio. Il pomeriggio dell'incontro, in una Trieste asfissiante, la sottoscritta discepola si è presentata con un malinteso ritardo, armata di una borsa capiente piena di cose da portare a sud: inutili cianfrusaglie dell'ultimo minuto fra cui un costume troppo compromettente. Mai messo. Era frivolo dire a Rumiz che dopo poche ore sarei partita per uno di quei viaggi imprecisati che lui ama tanto non programmare, sembrava che lo facessi apposta per emulare i suoi sottintesi insegnamenti. In realtà morivo dalla voglia di comunicarglielo, se non fosse che dai primi istanti ha tessuto le lodi del viaggio in solitaria come esperienza irripetibile per conoscersi: non appena si ha la consapevolezza di aver sbagliato tutto, un imprevisto qualsiasi ci spinge a cercare un estraneo, così ogni incontro è un momento preciso non obliabile. Trieste-Portogruaro è stato un viaggio leggerissimo e pieno di correnti, il ritorno da un dovere delizioso e l'arrivo nel luogo della partenza, con l'ignoto in scarsella per via dei gemelli che non conoscevo, che poi si sa, va a finire che ci si affeziona anche ai difetti. Quando si pensa agli altri, prima di incontrarli, si immagina inevitabilmente il nostro relazionarci con loro, in quella bolla di convenzioni che fanno nascere buone conversazioni fra condiscendenze e battute semi-preparate. Poi in realtà è molto più spontaneo se si è giovani e in vacanza: gli uomini ruttano e vanno a fighe, noi fanciulle evitiamo il sole peggiore in pineta ridacchiando dei fallimenti a figa dei compagni di sventure. Poi come tonni a fette si fa tutti l'alba tra bonghi e falò, ci si squaglia in tenda fino alle ore 9 massimo e ognuno fa conoscenze collaterali rigorosamente a coppie per genere



Santa Maria di Leucò

Il gioco è far ingelosire l'altra coppia convincendoli di preferire altre compagnie. Adescate senza scorta fuori dai bagni, io e baby Lara siamo state ospiti di un gruppo di anfitrioni casertani che ci hanno deliziato fino a notte fonda con aneddoti partenopei e nocciole caramellate, in un eccesso di premure senza malizia e cortesia esagerata. In campeggio, gli ecologisti campani, si erano portati il frigo e il condizionatore. Il ruolo di noi pallide friulane era limitato a divertite risate ad intermittenza, come quelle fastidiose che fanno da sottofondo ai telefilm. Grevemente impacciate nell'incapacità di essere all'altezza della controbattuta, le nostre tutt'altro che colorite espressioni linguistiche non hanno comunque compromesso il clima, ma piuttosto incentivato la riverenza degli amici casertani, che ci trattavano come ospiti venute dal lontano nord.

E se si parla di distanze, il record spetta sempre alla coppia delle femmine, che nel campeggio fricchettone n.3 sono state il folto pubblico di un venezuelano rastafariano, tutto smanioso di condividere le sue letture complicate da dilettante filosofo. Ci ha tediato con teoria allo stato puro da Darwin al relativismo, inneggiando Nietzsche e la ganja, in un pout pourri di passioni estemporanee facilmente sostituibili con trenini elettrici o pesca subacquea. Tra le due ha scelto Lara, cominciando, poche ore dopo la partenza, un insistente corteggiamento telefonico a rischio stalking che Lara ha sdrammatizzato dichiarando di non avere ancora tra le esperienze un black bamboo. La coppia di gemelli ha raccattato un numeroso gruppo di brianzole cielline di cui solo due salvabili e ovviamente fidanzate. Nessuno ha dunque pianto amare lacrime d'amore estive, i gemelli hanno una solidità inattaccabile e un'intraprendenza contagiosa: conquistata l'unanimità ci siamo spostati da una costa all'altra del Salento senza che mai una volta si sia discusso, neanche per la farcitura del panino.


Highlights del soggiorno:Lucky strike

Lara tu ti spaventi anche se ti cade un corn flakes”

Mmmh buona questa cadrega” (cit. Aldo Giovanni e Giacomo)

La meretrice: cela al cielo, mostra al mondo”

Il massimo dello spergiuro è: 'à a murì mammà', se uno lo dice significa che la sta sparando grossa assai”.

lasciatemi qua, solo con le mie puzzette”

dopo l'incidente stavo tutto imballato”

Enrico:“Buongiorno, c'è posto in campeggio?” Capocampeggio:“Niente cani” Enrico:“Uof Uof” Capocampeggio “Non c'è ombra e neanche acqua calda, costa 12 euro” Enrico: “Fatta!”

Chissà come si è trovata la formica che abbiamo portato dall'altro campeggio”


Attraversare l'Italia da nord a sud e da sud a ovest e da ovest a est è uno “spettacolo d'arte varia”, anche se l'autostrada sacrifica i dettagli, non c'è un buon motivo per risalire, quando ci si  abitua alle cialtronerie dei terroni: ritardatari, procrastinatori, sempre al telefono come solo i neri in treno, appassionati di parcheggio in curva e Padre Pio, dotati di quell'innata capacità a cavarsela sempre, con raggiri e irresistibili moti di ilarità. Rumiz mi disse di essersi recato nell'ultima frontiera d'Europa per provare l'ebbrezza del rigetto, l'adrenalina della non accettazione, dei controlli, l'emozione di sentirsi straniero, la stessa sensazione che si ha rientrando a casa dopo tanto tempo fuori: lo straniamento di non trovare insetti vari nel materasso o di disporre di un'illuminazione che non dipenda da una candela. La tua identità e la tua abitazione contenute nello spazio di un oblò, quello della lavatrice, mentre prima le combinazioni erano infinite, il tuo mondo comodamente trasportabile e il “tempo è un treno che passa e non è un dramma dire che è vero, ma si sa che ci manca la faccia (quella giusta!) per prenderlo al volo. E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare” Playlist della vacanza: Rino Gaetano Nuntereggaepiù, Malvina Reynolds, Little Boxes, Samuele Bersani, Freak (ciao ciao belle tettine) più svariate altre storpiature.




postato da: valentinavoledo alle ore 12:25 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: viaggi, gioventù sonica, gente che ghe piase
giovedì, 06 agosto 2009

BotaniqueUna vita per partire, un giorno per tornare” mi scrisse Laura a stage madrileno concluso, imbavagliata dalla consapevolezza di una parte di vita da mettere tra i souvenir, col biglietto in mano, la foschia in alta quota che dirotta verso il “resto del mondo”, e lo schianto contro brevi abbracci e pranzi indigesti col parentado. Prima di ogni viaggio mi viene la nausea, mi passa la voglia di partire e le noie quotidiane mi paiono comodità irrinunciabili. Poi basta la giusta traccia, un libro grosso e quelle facezie vacanziere: la settimana enigmistica o un giornale rosa. E la giusta compagnia. Quest'anno, prima estate single dopo lustri, parto con l'amica e gli amici dell'amica, due gemelli eterozigoti genovesi che ho visto ieri per la prima volta. Hanno un cognome da libro Cuore e la pellaccia scura della gente di mare, uno ha gli occhi azzurri l'altro scuri, non si direbbero neanche fratelli se non fosse per quella complicità familiare che permette di comunicare a sguardi. Non so neanche dove andremo, verso sud, on the road, in tenda, abbiamo una guida lonely “Puglia e Basilicata”, ma potrebbe anche essere  Calabria. Partiremo tutti con la stessa somma di denaro per evitare classismi. Finiti i soldi si torna a casa.
Nel pomeriggio andrò a Trieste dal buon Rumiz con il registratore e una decina di domande non spinose ma formali, spero di non litigare anche con lui. Ormai ho dovuto mitridatizzarmi alle velenose delusioni degli amici, che si riducono a poco più di uno a Spilimbergo e pochi altri in giro per il triveneto. Due abitano in altri Stati. Crescere insieme a qualcuno ha a che vedere sempre con la nostalgia, al come stavamo ieri , quando non avevamo bisogno di leggere le istruzioni perché ci veniva automatico sbagliare e riprovare. Ora il controllo schizza via come molle e la posologia è a brandelli. Si spunta per torti dall'elenco e si scarta automaticamente dalla lista. Verso l'ignota  destinazione dell'avvenire, senza lavoro, senza riflessioni in vendita, in riva al fiume gelido, Giulio malediceva la magnanimità del suo carattere dicendomi: “Essere buoni. Ma per chi?”. Vomitiamo copiosamente  dentro  l' acquasantiera, non ci servono i retaggi cattolici per comprendere le genuflessioni degli altri sui ceci dei sensi di colpa. Evitare i lunghi saluti è il modo migliore per garantire il non-ritorno.
Vado e come raccomandato, chiudo bene gli scuri.
Photo K.B.
postato da: valentinavoledo alle ore 10:32 | link | commenti | commenti
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Chi sono

Utente: valentinavoledo
Nome: Valentina
Nel tardo pomeriggio estivo, Battista dormiva seduto. "Un momento," mi disse, senza aprir gli occhi "sto facendo un sogno importante." L'eterno sognatore! Battista è superstizioso, crede ai sogni e, per trarre presagi, dorme spesso la notte e qualche volta un poco il giorno. "Hai finito?" gli chiesi dopo qualche minuto. Battista s'alzò. "Continuerò dopo" disse.

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