lunedì, 29 giugno 2009

BiennaleÈ da parecchio che ho in mente di scrivere, le idee assemblate un po' a caso e talvolta annotate sull'agendina con una calligrafia disordinata e buttata dove c'è posto, forse a gennaio.
Il periodo è un po' narciso/edonista, dannunziano, ma con tutte le costole. Criptico? Nostalgico?Complottista? Solo un un fuggi fuggi lontano dalla noia. Puro individualismo, poco costruttivo, di certo solitario. Nonostante il nervoso impegno della tesi, che ho cominciato a vomitare dal naso, mi sono concessa un lungo periodo a Venezia è ho finito per vedermela tutta, compreso un pezzo di Biennale. Anche questa parentesi dal leggero diletto, dei flutti e dei flûte,  sta volgendo verso the end, con grande rammarico per l'animo mio, in perfetta simbiosi con la città. Ora mi aspettano le domande del volgo “E dopo?” “E cosa diventi?” La escort, ho pensato, perchè mi piacciono tanto i braccialetti con la frutta di rubino.
In settimana sono stata sconvolta dalle seguenti scoperte:
Le banane sono in via d'estinzione. Nel dormiveglia, Lara, la mia amica stagista, è stata svegliata dall'intorpidente Pierre Angelà che, con la solita calma soporifera, ha rivelato che il banano è una pianta sterile. Se una pianta si ammala, mettiamo prendendo una malattia che tanto per cambiare potrebbe provenire dall'Asia, non c'è modo per riparare il danno e permettere una riproduzione che resista ai parassiti.
A Madrid, ho scoperto da amici appena trasferitisi che “post sbronza” in spagnolo si dice “resaca”, un termine che ho trovato incredibilmente poetico e azzeccato per una lingua tanto ridicola. Cercavamo Bosch al Prado e abbiamo trovato “El Bosco”. Per dire, che, magari, non sarebbe il caso di essere esageratamente protettivi con la propria lingua, soprattutto perchè Bosch non si traduce con Bosco.
Michael Jackson, una storia triste. Però mi ha fatto ricordare il sega mega drive che aveva mio zio quello down, e del gioco che aveva proprio su Michael Jackson, di cui era un grande fan. Solo che il gioco per il sega mega drive non funzionava, ma io e mio fratello, per far incazzare mio zio, insistevamo per giocare proprio con quello.  Mio zio ci accontentava, provava a inserirlo, il gioco non funzionava e ogni volta lui si adirava scagliando la cassetta e urlando “Michael Jackson del cazzo”. Poi anche lui si metteva a ridere con noi. Sospetto che facesse finta di dimenticarsi che non funzionasse solo per farci divertire. Per il resto Michael non l'ho mai stimato, né come artista né come uomo. Ma è sempre brutto morire.
A Rosolina da uno scarico mal riuscito, e probabilmente non un po' malavitoso, è sfuggito un pacco  con tre chilogrammi di marijuana sottovuoto. E' arrivato con la marea del mattino, in una spiaggia che sarà stata piena di vecchi in cerca di iodio. Le autorità sono state immediatamente avvertite, maledizione.
Un'artista slava cercava giovani talenti per una performance in cui si doveva semplicemente partecipare ad un'orgia. 500 euro il compenso e la raccomandazione:“porta chi vuoi, magari anche da bere”
In concomitanza con le comunali all'ultimo sangue, Padova si è riempita di militari. Fermatami con gli amichetti colpevole di aver perseverato nel voler acquistare una cassa di birra in Arcella, abbiamo raccolto le testimonianze dei nostri amici immigrati. Pare che sia consigliabile essere irregolari, così i panzoni statali fannulloni arrotondano lo stipendio chiedendo un centone sull'unghia in cambio dell'immunità.
Se non dovessi più trovare banane al supermercato, le città del mio Paese fossero piene di mimetiche e “Capuozzo”, l'erba arrivasse dal mare, i neri diventassero mostri bianchi, se l'arte si fosse fermata ad un capolinea patetico, se non nascessero più bambini down, e cominciassimo a mal tradurre i nomi stranieri (per esempio credendo che escort voglia dire qualcosa di meno squallido che puttana) avrei la sensazione che tutto possa succedere. Persino una rivoluzione. Macchè rivoluzione!Dopo l'orgetta  un bel suicidio di massa commissionato da qualche artista, cachet trattabile.
MyFriendsSayIamNervous
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mercoledì, 17 giugno 2009



Foto 40
La solitudine dipana la manchevolezza delle certezze
Abbiamo avuto in eredità tomi di alcolismo e calligrammi.
Possiamo arrangiarci per secoli se l'eternità non comiciasse da una fine. Il mondo migliore è sporco di preservativi usati e perciò non ha figli.Le regole sono sempre le stesse: inorridire per gli altri covando la tranquillità di aver mancato anche stavolta la campana dei dodici rintocchi.
I gabbiani sbranano a vagiti altri uccelli più ingenui. Io sono uguale a chi? Chi di voi mi prenderà a morsi per sfamarsi?. E' pieno di poesia mal interpretata, "bugie stampate male", fortune che arrivano un giorni dai capelli unti.
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categorie: notti insonni senza senso
giovedì, 28 maggio 2009

Gli accontentabili

“Non vogliono niente di meglio,
fanno un acquisto per ogni consiglio,
pigliano tutto e non battono ciglio,
più si somigliano, meno si sbagliano “Warhol was wrong?


La verità, l'ha detto la figlia della vicina di casa della zia di Noemi, è che Silvio ha conosciuto la sbarbina su The Club di All Music. (Nome: Noemi991, Età: diciooottooo, da dove vieni?Naaaapoolii , professione: studio o' liceo classico, Descriviti in tre parole: solare, simpatica, solare. Hobby: karaokeeee,eccetera ). Naturalmente è stata una trappola della sinistra, studiata a tavolino per mettere i bastoni tra le ruote all'integerrimo cavaliere, la sinistra ha anche imbrattato Roma per dare la colpa al neo-sindaco, e ha anche detto che c'è un allarmante cambiamento climatico in corso che è tutta una montatura comunista. Se c'è una cosa che mi fa incacchiare tantissimo è quando mi trattano come un'idiota e che la provenienza del trattamento venga da persone che non stimo affatto è ancora più avvilente. E' proprio vero che vivere avvilisce. Essere eclettici, ma eclettici sul serio, è una delle sfide più logoranti che mi sia capitato di intraprendere. Quando per eclettismo non intendo il parlare di motori e gaia scienza con la stessa padronanza, ma piuttosto adattarsi con disinvoltura al diverso interlocutore. Dialoghi che mi sono capitati negli ultimi giorni:
L'ingegnere di Milano: nessun dialogo, poiché durante una gita in barchino per la laguna si è incappati nei soliti discorsi di attualità e lui, come da copione, come un qualsiasi altro elettore berlusconiano, è stato zitto. Muto e a testa bassa, pregando perchè gli venga risparmiato il linciaggio, ripensando a quella croce a matita che sicuramente rifarà alla prossima occasione utile, millantando, probabilmente, di aver disegnato due diagonali perfettamente perpendicolari.
L'architetto di Venezia, ovvero, l'onniscienza. Il capogita dittatore, nonché modestissimo depositario della verità non obiettabile, no sorrisi, no soddisfazioni gratuite, no amore incondizionato. Secondo lui Noemi991 è la figlia di Silvio, e non ci sono motivi per pensarla diversamente. Se fosse sua figlia, dico, chissenefrega, non sarebbe la prima bastardina dello scenario politico, ma forse lui non sa dell'esistenza di the Club.
I punkabbestia: che mi fanno anche simpatia, in fin dei conti. La filosofia del punkabbestia è vivere come uno scarto sociale, fregandosene dell'opinione pubblica e accudendo un cane, che di solito è grande abbastanza da poter sbranare il padrone. Guardatevi SLC punk fuori di  cresta per sapere come va a finire.  Quelli che ho conosciuto qualche giorno mi hanno regalato aforismi degni di Epitteto. Tipo: “No, io oppio sì, ma eroina no”. O ancora: “Ho imparato a suonare la chitarra per destri anche se ero mancino”.
I frequentatori dei silent rave: per andare ad un silent rave basta scaricare una traccia dal sito che li organizza, presentarsi all'incontro con l'ipod carico e ascoltare la canzone direttamente dalle cuffiette. Ieri c'era un silent rave a Venezia, che di conseguenza era invasa da giovinastri con cuffie giganti, tutti tarantolati in un silenzio diffuso imbarazzante. Contenti i pensionati (la maggior parte) residenti in laguna, che però si sono lamentati di non potersi lamentare.
Il mio coinquilino a bassa resa cerebrale: Lara mi faceva notare come la coca cola zero sia pensata per quella fetta di consumatori che vedono nella coca cola light il riflesso del frocismo. Per questo la coca cola zero, così nera e accattivante, è pensata per lo sfigato che si crede macho. Chi ha abboccato a questa operazione di marketing neanche troppo sottile? Il mio coinquilino a bassa resa cerebrale. Che non solo la compra auto-convincendosi che sia uguale alla coca cola normale, ma la mette in congelatore e ignora le più elementari reazioni chimiche. Risultato: i muri sembrano esperimenti di Pollock, e il suo cervello a basso consumo ha suggerito una frase tipo “pulirò” che lui credeva noi avessimo creduto, come se dopo un anno nella stessa casa non avessimo intuito che ha l'abitudine di chiamare sua madre per farsi pulire il culetto dopo la cacca. Dialoghi con lui: nulli, perchè non voglio percepire l'avvilimento anche dentro casa.
Miglioramenti nel raggiungimento del perfetto eclettismo: 0.
C'è tanto da imparare.
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giovedì, 14 maggio 2009



Buonanotte al secchio    Bimbo coraggio


Il ragazzo doveva buttarsi da un alto trampolino. Sapeva che i genitori e gli amici lo avrebbero guardato. Sapeva che una volta sul trampolino non avrebbe potuto scendere da dove era salito. Il ragazzo guarda in basso è arriva alla conclusione “che la paura è provocata principalmente dal fatto di pensare”.Il racconto è di D.F.Wallace, uno che in un certo senso mancherà. Sarei per un aggiornamento dei proverbi se la Crusca avesse illuminati liberi da impiegare. Per esempio “un invito a nozze”, ora che non c'è miseria, è una bella rottura di palle, altro che un'occasione luculliana. “Liscio come l'olio”? Prova tu a sgrassare una macchia di fritto. E così la famosa “strada in discesa”, per tornare a noi, non è affatto sinonimo di libero sfollamento di pensieri. Anzi. Si sta un attimo a salire al massimo, il problema è sempre scendere. Senza inciampare e senza lasciarsi vincere dalla paura, quella pessima sensazione che si cerca sempre di evacuare cercando un controllo che man mano viene meno. I miei amici possiedono una lunga lista di sfacciate discussioni con i dipendenti pubblici, liti che mi fanno sempre fare la figura della maleducata pellegrina. “Trovare il coraggio” è un approdo così appagante confronto al timore, eppure la paura è diventata ormai una costante accettata. Più o meno qualunque aspetto della nostra vita è basato sulla paura, o almeno così vogliono farci credere. E allora,Wallace, dovremmo smettere di pensare?Non credo lo avesse scritto per generare sillogismi, però le sedie fuori dai bar sono incatenate, e la municipale gira anche di notte a punire i divieti di sosta. Telecamere ovunque, gabbie, grate alle finestre “perchè abbiamo paura degli zingari”, DECRETO SICUREZZA. Mio dio. Dobbiamo adattarci a questa paranoia e temere anche di portare fuori la monnezza? Non possiamo più permetterci una sana incoscienza? Nuoce? Lessi che ai pessimisti non succede mai niente di buono, una specie di karma che punisce i pavidi.

E più impavidamente vado errando per festini mal organizzati, vivendo ultimi brandelli di giovanilismo, e più mi accorgo che la gente è sola, insicura e tanto sola. Non perchè vada di moda la solitudine, ma perchè ci costringono all'angoscia dell'abbandono, all'aggregazione per forza. Allo sbadiglio, al biglietto proibitivo, alla camicia se no non entri, alla scarpa giusta, alla prenotazione obbligatoria, al check in online. Ho l'impressione che ovunque ci sia la saturazione dei desideri. Già detto, già visto, già sentito. E se ci costringessero alla paura per sopperire alla noia? Se ci costringessero a nutrirci di diffidenza per annichilire la curiosità, e quindi smettere di pensare e prendere coraggio?

Se questo sentore complottista non si fosse annidato solo in me? Qualcun altro se lo sente? Qualcun altro ha visto due puntate di lost ieri sera? Qualcuno può spiegarmi il significato intrinseco di “buonanotte al secchio” e dire agli illuminati della Crusca di provvedere a comunicarlo al mondo?


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giovedì, 30 aprile 2009

divertimenti nordiciC'è un tempo per partire e uno per restare. Non ho più voglia di immaginarmi hostess col caschetto che delibereranno sul peso del mio bagaglio. Chiuderanno un occhio sui chili in eccesso? Mi capiterà l' hostess buona? O verrò punita con l'apertura della valigia e abbandono del superfluo in aeroporto? Desidererei essere nata uomo per ben poche ragioni, ma invidio la sprezzante consapevolezza di sé del viaggiatore uomo. Quel coraggio smaliziato, quell'ostentazione di indipendenza, di senso pratico, di pericolo. Quando viaggio senza compagni mi sento pudica  e insicura, diffidente, per niente emancipata. Impaurita. Dopo la lettura della bibliografia intiera del Rumiz (per via della tesi) , ho avvertito la necessità di un viaggio fatto sulla fiducia. Fiducia nel genere umano. Una bella raschiatura di pregiudizi, la percezione del mistero, l'azzeramento delle aspettative e dei cliché, la solitudine costruttiva. Però purtroppo ora è tempo per restare, tempo di una staticità impressionante, impiegatizia, da decubito. Questo aprile novembrino mi ha aiutato parecchio nel difficile esercizio della concentrazione, ho letto e riflettuto senza soffrire la malegria della primavera.
Dovendo destinare 8 crediti a scelta per finire gli esami, cercavo alacremente un esame di cinema o fotografia, uno di quelli che si prepara in due pomeriggi. Poi il mio relatore mi suggerisce “geografia”. Accetto. Computer, google, unive.it,  cerca persone, Vallerani Francesco,geografia, obiettivi, programma, bibliografia, letture di approfondimento, modalità d'esame, Nota bene: “E' auspicabile la buona capacità di lettura di un normale atlante geografico. E' gradita la sensibilità ambientale, una discreta capacità di indignarsi, la scarsa assuefazione alla poltiglia televisiva, senso critico in dosi superiori alla media. I testi indicati e le lezioni frontali sono ad alto contenuto emozionale in base ai metodi e agli obiettivi della moral geography anglosassone.”Ci vado a ricevimento, una mattina difficile, dislessica, assonnata, senza ombrello. Gli dico che sto studiando Rumiz, che non ho frequentato e se magari può darmi un programma da adattare anche alla tesi. Dice sì, ah, Rumiz, concordiamo, grazie, arrivederci. Continuo a leggere e scopro che a pagina 61 de “La leggenda dei monti naviganti”, Rumiz sosta presso “una casa isolata, un cubo veneto cinquecentesco, appena rimesso a nuovo, ben finestrato sui quattro lati”. Fa conoscenza con il proprietario e chi è? Francesco Vallerani che lo invita ad entrare   e gli fa notare dapprima i finestroni perfettamente in asse con la cima del Grappa, poi le colate di cemento delle zone industriali, visibili dalla casa. Chi vincerà chiede Rumiz, e lui risponde: “stanno svendendo tutto in nome di uno sviluppo che rende infelice la gente”. Non c'è mai limite al meglio è come dire che il meglio è nemico del bene? Perchè Francesco Vallerani non mi ha detto -magari con quel narcisismo che caratterizza la maggior parte dei professori universitari-, che a lui Rumiz è capitato a casa? Un pomeriggio, sei là tra i rosai e ti sbuca Rumiz, con proposte non dissimili da “saliamo sul Grappa e disquisiamo sulla speculazione edilizia”. Due chiacchiere tra uomini di mondo, nella casa che fu di Ramusa, che scrisse del mondo solo sentendoselo raccontare. Credo che sia tempo di uscire un po', mi sento facilmente suggestionabile.Avrei anch'io voglia di chiacchiere intellettuali. Sorbirei un amaro senile, un porto, o un cynar con acqua frizzante se dall'altra parte del Piave (naturalmente quella sbagliata), non ci fossero solo alcuni  conoscenti troppo impegnati a  fare i galletti sostenuti. 
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giovedì, 23 aprile 2009

                                   Chi era il dottor Pusinich?   


L

Le case vecchie, soffitte e granai, erano il passatempo irrinunciabile di noi fanciulli di campagna. Ho preso le peggiori irritazioni o infezioni a forza di stare con gli amichetti in mezzo alla sporcizia a costruire casette e preparare pozioni. Il tutto rientrava in un progetto di annientamento della borgata, quella che poi sarebbe stata ripulita con agghiacciante cemento, sintomo del rinnovamento e della derattizzazione. Scopro che i miei coetanei, quelli che abitavano in “città”, avevano, al contrario della mia zona localizzata (borgo Avoledo), un'intera area di ruderi, dal capoluogo alle frazioni, da girare in sella a una bici con la quale  si aveva il permesso di andare ovunque, non come me che avevo il limite dell'incrocio con la circonvallazione...Bunker, polveriere e case diroccate dalla costante comune: l'odore buio di chiuso, polvere e legno marcio e poi insetti, sbuffi  di ragnatele  qualche giornaletto porno neanche troppo introvabile e talvolta cartoline, spesso dalla montagna. Sono sempre oggetti dal valore indefinito quello che si trova nei posti abbandonati:è  strano cosa si scelga di non buttare via, che è anche quello che si sceglie di non portare con sé. Quel valore di mezzo, non abbastanza da essere portato al riparo, ma nemmeno così scarso da essere gettato. Nel caso dei giornaletti porno credo sia una specie di senso civico, del tipo: sappi che queste pagine non sono appiccicaticce perchè c'è il vischio anti-topi, è probabile che le pagine centrali siano ormai incollate tra di loro, ma questo giornaletto gira dai tempi dei partigiani,  e anche tu hai tutto il diritto di segnare il territorio così coraggiosamente conquistato.
Ogni mattina in laguna gli operai al piano di sopra mi svegliano a martellate, colpi precisi che  stimolano l'ipotalamo, che dà tempestivo l'ordine di alzarmi, non sempre col sorriso c'è da dire. Gli operai, che salutano sempre ossequiosi quando esco di casa col mio fresco profumo, sembra non abbiano le chiavi dell'appartamento che stanno ristrutturando. Hanno dunque sfondato qualche centimetro di muro in prossimità della porta e hanno coperto malamente il buco con qualche mattone sconnesso. Questa fessura era un invito ben preciso. Sabato ho tolto i mattoni sconnessi, ho messo la manina dentro il buco, ho cercato tentoni il meccanismo di apertura e clak, ho avuto accesso alla dimora del defunto dottor Pusinich. Il ritorno all'infanzia: l'odore buio di chiuso, polvere e legno marcio e poi insetti, sbuffi di ragnatele ma nessun giornaletto porno, solo quaderni pieni di calcoli, qualche libro di scarso interesse, macerie accumulate, piccoli inutili elettrodomestici ancora dentro la propria scatola ormai ingiallita, mobili dentro il cellophane. Una biscottiera di latta del milan, un ombrello funzionante, una  bella sedia moderna, acquarelli in cui unico valore sembra essere rappresentato dalla cornice, specchi barocchi. Forse la vecchia di fronte guarda da dietro la tenda merlettata e mobilita le  temibili autorità motoscafate veneziane. Ma ormai corro il rischio, ho tutto il tempo di finire l'esplorazione, e infatti, dopo innumerevoli fiabesche porticine salgo sull'altana. Riabituarsi alla luce che arriva diretta tramite migliaia di tegole come migliaia di pixel che sfumano in lontananza, è uno choc elettrizzante. Guardo Venezia su quattro lati e mi chiedo chi fosse il dottor Pusinich. Quanti anni sono passati senza intonaci nuovi, senza il profumo di sugo? E quando sono venuti gli amici a giocare a carte bevendo bene? Portava il cappello? Aveva figli? Faceva l'ingegnere forse? Cosa è stato gettato? Perchè il rimasto è rimasto? Chi ci verrà a vivere? Chi ci verrà a vivere non godrà dello strascico  di memoria abbandonata alla rinfusa, della porta che si apre all'ignoto con un suono rumorosissimo, degli scheletri di pareti senza fronzoli, della brezza sull'altana con tutti gli aromi dell'adrenalina e della fortuna. Naturalmente siete tutti invitati a bivaccare, ore serali. Se dovessimo essere scoperti non credo che potremmo negare l'evidenza, oppure, con l'ultimo lampo di puerile incoscienza ci si potrebbe limitare ad essere sgridati, con gli occhi bassi e penitenti e il risolino di chi giura su cose che ha capito a malapena, che non lo farà mai più.
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mercoledì, 08 aprile 2009

GandhiCon sta storia del terremoto finalmente i canali d'informazione hanno trovato notizie abbastanza ghiotte per poter struggere la popolazione sciacallando sulla tragedia.
Prima l'evento era sempre lui, e le calunnie sulle sue gaffes.
Ecco, forse ha ragione Giardino quando dice che l'Italia ha quello che si merita, lo show a 500mq, l'eterna giovinezza, e ovviamente il buffet. Perchè io sono sicura che uno vada a vedere queste piéce perchè poi si mangia aggratis, ti regalano la sporta e la chiavetta usb, che può sempre tornare utile. Ho scoperto invece che ho terribili pensieri antidemocratici, se così possiamo chiamarli, io volevo scoprire se Silvio indossasse il giubbotto antiproiettile, per poi gustarmi la sua faccia che vira verso la morte con un bel proiettile della libertà, in face. Ma nessuno ha voglia di ergastolizzarsi (perchè in questo caso la giustizia sarebbe integerrima) e anche se l'assassino di Silvio venisse accolto come un eroe, sarebbe come vincere barando. E poi magari dal gran trambusto non avrebbero neanche allestito il buffet e la gente si sarebbe fatta km invano, con tanto di beffa. Su questo filosofai mentre mi facevo accompagnare in stazione dai miei, ero seduta dietro a lamentarmi della guida di mio padre, che pare non abbia bisogno della quinta. Ero seduta dietro da sola. Era da anni che non accadeva, anche andando ai pranzi di famiglia io e i fratelli usiamo un'altra macchina, per andare via prima nel caso mio padre, sbronzo, si incespichi in certe accese conversazioni che di solito precedono un sonno pesante, con mia madre diligente alla guida, sempre senza l'uso della quinta. E' tutto un altro mondo seduti dietro, al tramonto, un lunedì, a passo d'uomo, senza guardare la strada davanti ma quella di lato dal finestrino. E vennero i ricordi, di quando contavo gli alberi di natale lungo il tragitto e della luna che ci rincorreva, perchè ho cominciato tardi a capire che fossimo noi a spostarci...
I miei stavano andando ad un corso di norcino. Di solito i genitori fanno corsi decisamente meno settoriali, e anche per questo sorridevo  senza che loro mi vedessero, mentre mia madre raccontava che il nonno, che era norcino di professione, non vuole rivelare i suoi ingredienti segreti, e che vadano pure a fare il corso, poi avranno sempre tra i piedi il pensionato contrariato, il tenero espediente che lo fa sentire ancora utile, e senza dubbio depositario dell'ultimo mistero.
La voglia di partire è ben più pressante della voglia di cominciare una tesi, lavoro ptenzialmente infinito.
Sarebbe bello, come insegnano i Radiohead, schiacciare il bottone e scappare, scappare, scappare
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sabato, 28 marzo 2009

Ready for the floor

Quando dopo anni rivedi un tuo compagno delle elementari, la sua personalità rimane un'idea invariata di bambino: l'ultima volta che l'hai visto infatti, era occupato a fare lo scolaro, non ti interessa granchè cosa faccia, di fatto non lo hai mai  veramente conosciuto, quello che sai dire di lui è:"era con me alla elementari". Colui che ho incontrato stasera, Tizio, ai tempi era il classico figlio unico di cui ricordo due cose: che aveva degli astucci metallici che sparavano fuori i cassetti, e che mi tirò in testa un blocco di ghiaccio perchè, si giustificò, credeva fosse una palla di neve. Io rincasai disperata sperando che mia madre telefonasse alla mamma dell'aggressore per avvisarla che suo figlio si era comportato malissimo e che meritava le peggiori punizioni per aver ferito GRAVEMENTE la graziosa et delicaterrima Valentina. Mia madre dimostrò invece una scostumata indifferenza, lei non avrebbe mai disturbato a casa d'altri per una stupidaggine del genere.  Andò a finire che mi sentii abbandonata dalla giustizia e dai miei cari, Tizio non ricevette la punizione che meritava e non mi chiese neanche scusa perchè ero delle femmine. Quando stasera l'ho visto ho pensato che non l'ho ancora perdonato.
Ho un debito di sonno per via che sono un po' agitata, in Friuli si dice  morbìn, tipico sostantivo che richiama la laboriosità quasi come un'onomatopea. Ieri pomeriggio,per esempio, mi sono fatta una lunga passeggiata con un cicerone tutto premuroso di farmi conoscere le zone popolane e a-turistiche  della laguna, per conoscere bene Venezia, in fondo, è sufficiente vincere il timore di perdersi. Anche con l'acuto e preparato Cri, però, siamo finiti più volte in vicoli ciechi o a sfocio a canal aperto, senza ponte e senza speranza, situazioni che Cri ha sempre sdrammatizzato con simpatiche gag pronte all'uso. Al calar del sole con le anime ormai leggiadre, abbiamo sentito il bisogno di ristorare anche i nostri fegati, e in ghetto ci siamo concessi un chilometro di spritz con tanti cicchetti e belle chiacchierate. Si è parlato di metodo ogino-knaus con una ragazza incinta e abbiamo scoperto che un cane corso può mangiare, digerire ed espellere una bottiglia di moretti senza lamenti o punture veterinarie. E' sempre confortante confrontarsi con chi, come te, s'immagina il futuro cangiante e sempre ad agosto, ventilato e con le maniche corte e le cosce abbronzate.  Facendo finta di non sapere che il mondo è  tutt'altro che ospitale, tutt'altro che d'ambra. Con la spocchia incosciente delle aspettative, delle pre-illusioni, della narcisistica superbia. Le conversazioni da ebbri assumo spesso auree epocali con segretissime rivelazioni e disseppellimento di ricordi, per esempio quando si festeggiò la finale del torneo dei bar con gran galà di sterco di cavallo, sfruttato in vari modi esclusa la concimazione. Questo evento epocale per la comunità,  merita racconti orali e pirotecnici, già a partire dalla fiabesca presenza di un cavallo in centro a Spilimbergo, fino all'epilogo apocalittico che vide i tifosi imbrattare macchine, bagagliai e altri tifosi con le feci innocenti. Per inciso:  a quel torneo si era arrivati secondi.
E' da oggi pomeriggio che covo al caldo dell'incub-atrice alcune riflessioni sul grande giorno della coalizione, sull'evento epocale, sullo show degli show. Poi sono stata distratta dalla notizia che Mike, da molto in disoccupazione, condurrà rischia tutto su Sky. C'è sempre una seconda possibilità, anche a 90 anni. 
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giovedì, 19 marzo 2009

Time to pretend

L'educazione anti americanista con cui sono stata cresciuta, va a braccetto con un retrogusto di trasgressione e senso di colpa, che affiora non appena il "peccato" si palesa nelle sue forme tentatrici. Oggi per esempio, al supermercato, mi sono vista comprare una lattina di coca cola solo per il gusto di stapparmela a pranzo, per festeggiare l'assenza dei miei con le diaboliche bollicine, che neanche ci stavano bene coi tortellini, ma ricordo che ogni bottiglia di coca cola, a casa mia, era una rarità come un moet et chandon, non tanto per ragioni salutiste, quanto per una difesa contro l'idea del vizio, che qualche anno più tardi avrei assunto come compagno fedele in molteplici sui aspetti manifesti. L'altra sera, piuttosto annoiata, assistevo alle performance dei giovani playstationisti intenti con una gara di snowboard, ogni strada impervia, scelta per caso, prevedeva una discesa, ogni caduta un facile assestamento, e se lo show deve continuare e i videogiochi influenzano i loro fruitori, come si imparerà ad incassare le sconfitte? Parlavo con Giulio a proposito della rinuncia all'informazione (l'altra informazione) pur di non finire con il solito pappone di collera e indigestione generato non tanto dalle solite furbettate, quanto dal dietro le quinte tenuto ben nascosto dal polveroso polverone delle notizie civetta. Non so quanto valagno i raggiri e le orecchie da mercante se si tratta di pensare e riflettere e magari combattere, so solo che ora, infangati dalle mediocrità, l'unico modo per tenere viva la battaglia è mimetizzarsi con le nostre colonne sonore private, camminando a passo svelto, con uno schitarrare deciso in cuffia, lo sguardo d'accaio e "les poings dans les poches". In attesa, all'erta.
E, per la cronaca, la coca cola mi ha fatto sentire gonfia per tutto il pomeriggio.
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martedì, 03 marzo 2009

Caravan palace.


Ammaraggio incolume verso la fine degli esami, l'onda calma della tesi che arriva placida e i primi di marzo alle porte di questa città senza porte. Non riuscivo a connettermi perchè credevo che il mondo avesse voluto isolarmi, ho scritto lunghi pamphlet, lacrimevoli dubbi ontologici per scoprire poi che la mia connessione era ostacolata da un cavetto, che io dimenticai staccato. A quel punto il mio Pc s'era preso l'ennesimo virus, per recuperare i miei scritti ho dovuto asportare l'hardisk: operazione delicatissima e ancora in corso, il cui lungo travaglio avrebbe provocato ancora dolore, oh ligio lettore. Così, per la causa comune, comprai Pc nuovo più lussuosissimo hardisk esterno e ora sono povera, ma tanto accessoriata. Sono anche stata un po' in giro, tipo in Provenza, ma non ho fatto amicizia con nessuno, in treno, lungo la riviera ligure e la costa azzurra. Ho letto giornali ruspanti e sorriso pensando a Serena, che mi invidiava perchè avrei goduto di un paesaggio incantevole da cui avrei potuto vedere anche lo stabilimento dell'olio carli. Prima di partire ho conosciuto anche una ragazza dall'indubbia bellezza che si pagava gli studi sgambettando a mediaset: massaggiando materassi, o correndo sui tapis-roulant con sorrisi al culmine della paresi. La starletta aveva un vestito stile enciclopedista illuminista con un bel volpino nero dagli occhi posticci che le faceva da sciarpa. Le unghie smaltate di polvere di stelle in sfumare, i capelli piastra-addicted, ovviamente il broncio, e una laurea triennale in scienze della comunicazione, che pare sia un corso pien di figa, visto che le veline son tutte iscritte lì. Quando la bellezza è così tanto palesata, evidente, sberluccicosa, si è sempre portati a pensare ad un certo limite cerebrale che però tante volte è solo trascuratezza intellettiva. È' vero che le fighette profumano di gelsomino anche dopo un travaglio di giorni e un parto gemellare, però è anche vero che mangiano di tutto, questo l'ho scoperto perchè la ragazza, al ristorante, non si è risparmiata neppure il dolce, e per questo è diventata anche un po' mia amica, amicizia estinta nel momento in cui ho salutato il mondo con un sonoro rutto di digestione e probabilmente lei, nello stesso istante, salutava il cesso con due dita in gola. Ma questi non sono che clichè.

Il cervello è un cane che va sempre verso la merda, i miei risvegli sono sempre disturbati dal procrastinare di certe decisioni che per il momento godono di abitudinarie comodità. Mi giro dall'altra parte cercando zone calde di letto e trasformando, per magia, minuti in ore e ore in giorni di limbo. In queste condizioni si fanno i sogni più dettagliati che si traducono in immagini vivide ma senza corrispettivi reali. Nonostante questi intoppi iniziali porto avanti con fierezza la mia attività di perdigiorno, fino al prossimo risveglio.


La solita indigestione di pensieri sparsi,


Un giorno di luglio, quando ero bambina, mio padre venne a trovarci al mare e ci portò al luna park .Mia nonna chiese di portarci uno zucchero filato e noi, uscendo dalle giostre ne comprammo uno tutto spumoso e ci avviammo in bici verso casa. Inutile dire che dello zucchero filato rimase solo lo stecchetto, a blocchi ingrati si sgretolò tutto andando a perdersi senza tracce. Come certe canne che si fuma il vento. Più o meno questo è il mio atteggiamento nei confronti della politica e dell'attualità in genere. La partenza in bici, col fardello carico di buoni propositi, combattivo, deciso ad arrivare integro a destinazione che si sperpera senza che ciò fosse previsto. Ciuffi di intenzioni e pensieri e indignazione che vanno a morire lasciando nello stecchetto una porzione edulcorata che però non è “abbastanza sufficiente”. E a questo punto intervengono sigarette, alcol senza ghiaccio e palliativi del non-amore, del malamore, della noia, della fuffa, perchè sembra che il destino sia uniformaci ai sogni pass-partout, avere tette più grandi, vite più strette, vite più lunghe, auto più grandi, conoscere l'arte dell'inganno e della barzelletta e fare in modo che intelligenza e furbizia, manipolazione e verità diventino sinonimi. Sempre nel nobile intento del bene comune, del buon padre di famiglia.

Marco ha poco più di vent'anni e dà ripetizioni ad un ragazzino con problemi cognitivi, ritardato, in poche parole. L'alunno fa fatica a leggere e ovviamente ad imparare, però si è assunto l'incarico di anticristo. Dice di aver fatto parte di un'orda di barbari e di aver ucciso Gesù. Marco gli risponde che i barbari sono arrivati nel IV secolo dopo Cristo e che non è possibile che lui abbia ucciso Gesù perchè Gesù era già morto. E allora l'anticristo ribatte che Gesù è resuscitato (“lo sapevi?”)e che lui l'ho ucciso col trapano. In seguito lo avrebbe ucciso durante una battuta di caccia, ma questa volta sbagliando mira: puntava ad un cerbiatto ma la sorte ha voluto che Gesù precipitasse nel bosco con tutta la croce. Per il momento Marco suggerisce al suo scolaro di limitarsi a non bestemmiare, ma lo stesso Marco non se la sente di rinunciare a storie così ghiotte da raccontare a chi capita.

E così durante l'anniversario del futurismo, il peggiore movimento artistico mai esistito, mi ritrovo ad immaginare moke che sbavano sangue caldo e denso, a mangiare larve e girini (risotto alle zucchine con prezzemolo liofilizzato) e ad ascoltare le infanzie degli altri: Gian, gran cantastorie, raccontò di aver rubato al supermercato una bustina di zafferano pensando che fossero figurine panini.

L'illusione, una culla mai troppo piccola, l'ignoto, il miglior compagno di viaggio. Durante una delle ultime giornate di sole passeggiavo in ghetto mentre i megafoni annunciavano il carnevale. Gettai il filtro in mare aperto, il mio rifiuto galleggiava nell'acqua bruna. Sembrava esserci l'indizio di un rossetto, una labiale sussurrata in eredità al cartoncino. E invece era solo uno stupido disegno che incitava alla libertà promuovendo il proprio marchio.

Giovedì grasso ho chiesto ad un tizio se si era vestito da poliziotto in borghese, tornata a casa ho trovato un giovane vestito da gay che dormiva nel mio letto, a stento ho trattenuto calci pugni e illazioni omofobe, ho trovato il giaciglio caldo delle sue scorie ebbre.

Pietro Citati, di mestiere, fa il commentatore di quarta copertina? Sarebbe una strada che non mi dispiacerebbe percorrere, sapete se per caso è già attivo un master? Le soddisfazioni spettano ai soddisfatti? Un tizio arriva davanti ad un hotel con una fiaschetta in mano e dice: “Sono rovinato”. Perchè?

postato da: valentinavoledo alle ore 17:06 | link | commenti (1) | commenti (1)
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Chi sono

Utente: valentinavoledo
Nome: Valentina
Nel tardo pomeriggio estivo, Battista dormiva seduto. "Un momento," mi disse, senza aprir gli occhi "sto facendo un sogno importante." L'eterno sognatore! Battista è superstizioso, crede ai sogni e, per trarre presagi, dorme spesso la notte e qualche volta un poco il giorno. "Hai finito?" gli chiesi dopo qualche minuto. Battista s'alzò. "Continuerò dopo" disse.

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